Agricoltura sociale: il cambiamento passa dalla terra

Queste sono spighe, non sfighe. Ovvero: l'impatto delle scelte di ogni giorno sulla nostra vita e nella nostra società

 Siamo partiti da una riflessione, dopo aver trascorso un’estate assolata fra le campagne aride ai piedi della verdeggiante collina torinese. Il benessere ha portato ad un’abbondanza di cibo e di beni materiali, ma allo stesso tempo all’abbandono delle zone rurali, alla meccanizzazione agricola con la perdita di antiche professionalità e ad un ampliamento delle superfici coltivate da grosse aziende agricole. Un consumo del suolo senza precedenti, a causa della cementificazione selvaggia di territori lasciati a loro stessi, e una vera  e propria emergenza idrogeologica, perché nessuno si occupa più della manutenzione di boschi e canali, e tutto ciò ovviamente con un grande impatto sulla vita quotidiana, sebbene spesso non ce ne accorgiamo.

Noi del mulino l’abbiamo vissuto di prima persona quando il 28 maggio abbiamo  avuto un’alluvione improvvisa e il mulino sommerso, otre a magazzini, biciclette e tanti danni. Come per tutti gli avvenimenti, si trae insegnamento anche da situazioni apparentemente negative. E noi abbiamo imparato (almeno) 3 cose da questo:

 

1) Il primo insegnamento è l’importanza di creare una rete di comunità, comprendendo che nessun elemento vive da solo ma ogni cosa è connessa ad altre. Non siamo isole in un mare, siamo tutti piccole goccioline che fanno parte del mare. Abbiamo ricevuto aiuto da molte persone, a cui siamo molto grati. Mettere a disposizione delle risorse per il bene altrui o per il bene comune è un investimento che ripaga in termini umani e di felicità

 

2) Da uno svantaggio si può cogliere un’opportunità. In cinese l’ideogramma crisi nasconde due significati: pericolo e opportunità (siamo fissati con gli ideogrammi? Forse sì…  qui scopri invece il significato di un altro ideogramma giapponese, il Kaizen). Dato che siamo ottimisti, ci vediamo soprattutto opportunità positive. Quindi come la fenice, possiamo risorgere dalle nostre ceneri. Non senza fatica, ma si può ricostruire ciò che è andato perduto, e forse in modo migliore di com’era prima. E anche chi porta con se’ uno svantaggio, può trovare una sua collocazione nel mondo, con i suoi tempi e con i suoi modi.

 

3) Il tempo è la nostra risorsa più preziosa. Ma lo è anche fare delle cose aderenti ai nostri valori, per cui si gioca all’equilibrista per dedicare tempo ed energie a ciò che ci appassiona e che amiamo. Ognuno potrà mettere un piccolo pezzettino di conoscenze o di tempo all’interno del progetto di agricoltura sociale, sarà comunque utile alla collettività.

 

Ma in che modo noi del mulino nel concreto abbiamo deciso di impegnarci in un progetto sociale che ha anche una marcata impronta ecologica, con ricadute positive sul territorio?

Lo avevamo già anticipato precedentemente, stiamo per avviare un progetto di agricoltura sociale. Oggi vi abbiamo spiegato il perché secondo noi è importante ripartire dalla terra per cambiare la società.

 

Nel prossimo post vi spiegheremo il come.

A rileggerci il prossimo lunedì.

 

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Commenti: 1
  • #1

    Nina (venerdì, 14 settembre 2018 19:00)

    Sì, sarebbe bello far rivivere delle terre, e in una dimensione non individuale, ma come? Sono curiosa di conoscere la vostra idea!